11) Dostoevskij. Gli eterni problemi.
Che cosa facevano i giovani russi dell'Ottocento quando
s'incontravano? Discutevano delle questioni maledette, cio di
Dio, dell'immortalit dell'anima, del male, della felicit umana,
del destino della Russia e cos via. Un esempio in questa lettura
di Dostoevskij.
F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov.

- Capisci dunque anche tu per che cosa. Ad altri interessa altro,
ma a noi, sbarbatelli, occorre anzitutto risolvere gli eterni
problemi; ecco il nostro cruccio. Adesso tutta la giovane Russia
non discute che dei sempiterni problemi. Per l'appunto adesso, che
tutti i vecchi si sono messi improvvisamente a occuparsi di
questioni pratiche. Perch durante questi tre mesi mi hai guardato
con ansiet? Per domandarmi: Che fede hai tu? o non ne hai
nessuna?; ecco quello che significavano i vostri sguardi in
questi tre mesi, Aleksjj Fjdorovic, vero che  cos?.
- Sar magari cos, - sorrise Aljsa. - Ma adesso non ti burli di
me, fratello?
- Burlarmi di te? Non vorrei amareggiare il mio fratellino, che per
tre mesi mi ha guardato con tanta ansiet. Aljsa, guardami in
faccia: sono anch'io un ragazzino proprio come te, forse con la
sola differenza che non sono un novizio. Come hanno fatto sino ad
oggi i ragazzi russi? Alcuni di loro, cio? Ecco, per esempio,
questa lurida trattoria: essi si incontrano qui e si cacciano in
un angolo. Non si sono mai conosciuti prima; usciranno di qui e si
ignoreranno di nuovo per quarant'anni; ebbene, di che cosa
ragioneranno in questo momento che hanno clto a volo alla
trattoria? Dei problemi universali, non di altro: se c' Dio, se
c' l'immortalit. E quelli che non credono in Dio discuteranno di
socialismo e di anarchia, del rifacimento dell'umanit intera
secondo un nuovo modello, ma sar sempre la stessa diavoleria,
saranno sempre le stesse questioni, soltanto da un altro punto di
vista. Ai nostri tempi molti, moltissimi dei giovani pi originali
non fanno che parlare degli eterni problemi. Non  forse cos?.
F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano, 1979,
volume I, pagina 249.
